Programmi | Note di Sala

Fantasie e Reminiscenze

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)

Fantasia Op.77

Nikolai Medtner (1880 – 1951)

Sonata Reminiscenza Op.38 no.1

Franz Schubert (1797 – 1828)

Improvviso Op.90 no.3

Ferdinand Ries (1784 – 1838)

Fantasie nach Schiller’s Gedicht “Resignation” Op.109

Franz Liszt (1811 – 1886)

Reminiscenza di Don Giovanni S.418


All’interno dell’opera compositiva di Ludwig van Beethoven, la Fantasia Op.77 si pone come un corpo estraneo, quasi un reperto arcaico, anche perché la sua costituzione sembra ricollegarsi a quell’Empfindsamer Stil coltivato nella seconda metà del Settecento nella Germania settentrionale. Questa tecnica compositiva ricercava una totale rispondenza della musica alle mutevoli passioni e disposizioni dell’animo, traducendosi in composizioni estremamente irregolari e caratterizzate da continui e repentini scarti espressivi senza curarsi troppo dei contorni formali. Secondo uno degli allievi di Beethoven – Carl Czerny – il brano rispecchia in modo autentico l’arte dell’improvvisazione del grande compositore di Bonn, arte che all’epoca era uno dei passaggi d’obbligo per un virtuoso della tastiera.

La Sonata Reminiscenza Op.38 no.1 è il brano con cui si apre il primo ciclo delle Forgotten Melodies del russo Nikolai Medtner. Il titolo dell’opera deriva dall’abitudine del compositore di annotare temi, motivi e idee su quaderni, chiamando questi frammenti soggetti, con il termine italiano normalmente associato alla fuga. Questi aforismi tematici, affidati alla carta nel corso del tempo e dimenticati, sono poi tornati alla mente, assumendo una forma propria e costituendo una via di mezzo tra la struttura classica e lo schizzo romantico, conciliando efficacemente i due estremi. Nella Reminiscenza, che ha il compito di presentare i temi che prevarranno tutta l’opera, sono presenti movimenti simili a danze di corte che si evolvono tra timbri nebulosi e poi improvvisamente si lanciano in esplosioni frenetiche prima di placarsi nel languore di seducenti melodie.

L’Improvviso Op.90 no.3 di Franz Schubert funge da intermezzo tra le grandi forme delle Fantasie e delle Reminiscenze che compongono il programma, condividendone però alcuni aspetti comuni. Il brano fa parte della prima raccolta degli Improvvisi (la seconda raccolta costituisce l’Op.142), brevi pezzi per pianoforte in cui il compositore, nell’ultimo periodo della sua vita, ha voluto dimostrare come il suo strumento possa esprimere con poche pennellate e in maniera sintetica una sensazione, uno stato d’animo o un pensiero fugace, sia di gioia che di tristezza. Questo modo di comporre era in piena sintonia con l’idea romantica secondo cui l’artista doveva occuparsi di dare forma concreta alla visione rapida e fulminea del momento, così da far risultare l’opera d’arte più viva, fresca e sincera anche a costo di sembrare frammentaria. Un aneddoto curioso di questo Improvviso è l’esistenza di una sua versione semplificata dallo stesso autore (ed eseguita fino agli inizi del Novecento) in sol maggiore, evitando così i sei bemolli in chiave, ostici per molti esecutori dilettanti dell’epoca.

Nella produzione pianistica di Ferdinand Ries, prima allievo poi collega di Beethoven, spicca la Fantasia Op.109 “Resignation”. Rispetto all’opera del suo Maestro, il lavoro di Ries perde il carattere improvvisativo per avvicinarsi ad una ispirazione letteraria e poetica. In particolare Phantasie è il sottotitolo apposto da Friedrich Schiller ad una poesia scritta nel 1786 denominata proprio Resignation, un’invocazione di chi ha consumato un’esistenza lontana dai piaceri terreni. Dalla Phantasie, Ries ricava un’altra fantasia: si tratta di una traduzione scandita sul pianoforte perché ciascuna strofa possa trovare un riscontro nelle parole originarie. La recitazione sonora, mantenuta viva dall’intensità della poesia, si manifesta mettendo in risalto alcuni versi e trascrivendoli – procedura senza precedenti – in fondo ad ogni pagina dello spartito. Il riaffiorare dei versi avviene ad intermittenza, allo snodo delle transizioni sottolineate dai cambi di tempo e di tonalità.

Uno dei pregi del compositore ungherese Franz Liszt è stato quello di portare al massimo sviluppo la tecnica della trascrizione da lavori di altri compositori. Mentre, da una parte, le “partiture per pianoforte”, come lui le chiamava, sono arrangiamenti pressoché fedeli all’originale, dall’altra nella categoria delle parafrasi (o reminiscenze) la penna creativa esce dal meccanismo della precisa traduzione, per forgiare vere e proprie opere che si distaccano dal motivo ispiratore per struttura formale e ricchezza inventiva. In particolare la Reminiscenza di Don Giovanni S.418 è una tra le perle più tecniche e virtuosistiche di questo repertorio e, con quel suo tratto mefistofelico così pronunciato, il profilo romantico del Don Giovanni trova perfetta aderenza nel pianismo lisztiano. La composizione tocca e sviluppa i temi più noti dell’omonima opera lirica di Mozart. Si passa infatti dalle citazioni del cupo incipit dell’Ouverture e della scena del Commendatore, alle simpatiche variazioni sui temi del duetto tra Don Giovanni e Zerlina “Là ci darem la mano”, fino a sfociare al funambolesco Presto spiritoso in riferimento all’aria di Don Giovanni “Fin ch’han dal vino”.

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