Inizio…✨

La musica ha sempre fatto parte della mia vita, sin da quando ne ho memoria e ha rivestito da subito un ruolo importante e fondamentale.

Ora, cari lettori, vi porterò nel mio mondo attraverso un vero tuffo nel passato!

Il primissimo ricordo legato alla musica risale a quando avevo solo tre anni: ancora non frequentavo l’asilo e una signora, amica di famiglia, si prendeva cura di me mentre i miei genitori erano al lavoro. La tata Paola è stata una figura fondamentale. La ricordo per la sua simpatia, la sua pazienza (ero un tantino agitato), la sua cultura e la sua conoscenza della lingua inglese, che nel mio paesino era cosa rara! Il momento preferito della mia giornata con lei arrivava quando, appena prima di andare via, faceva riprodurre sullo stereo di casa una bellissima musica che catturava tutta la mia attenzione; non appena udivo le prime note poggiavo i miei piedini sopra i suoi e iniziavamo a ballare.

Allora non avevo idea di cosa stessi ascoltando, ma dopo anni scoprii che si trattava della registrazione della 9ª Sinfonia di Ludwig van Beethoven suonata dai Wiener Philarmoniker diretti da Claudio Abbado. Col tempo continuai a divorare quel cd in ogni modo possibile: lo ballavo, lo cantavo e mi ci muovevo sopra fingendomi direttore d’orchestra. Il tutto sotto gli occhi vigili e affettuosi della mia tata. Il suo era un gesto semplice, ma di vitale importanza.

Poco tempo dopo, intorno agli anni 2000 e ancora prima di iniziare a prendere lezioni di musica, diventai un super fan di una manifestazione estiva che veniva ogni anno trasmessa in Tv, il mitico Festivalbar, mentre le uscite annuali delle HotParty contribuirono a farmi trascorrere una infanzia piena di musica.

 Ricordo vividamente due momenti. 

Il primo: i viaggi in auto per gli allenamenti sportivi, in cui passavo tutto il tempo a cantare. Ma non solo! Pretendevo che chiunque fosse con me, cantasse con me. Fu così che quando si viaggiava con la Uno del nonno Carlo si ascoltava “Montagne verdi” di Marcella Bella e “Maledetta primavera” di Loretta Goggi sulle audio-cassette, mentre “Laura non c’è” di Nek era il tormentone da cantare a squarciagola nei viaggi con mamma.

Il tutto un numero indefinito di volte.

 Il secondo: le recite della scuola dell’infanzia. Con i miei compagni trascorrevo le mattinate a scuola preparando gli spettacoli di Natale e di fine anno. Spesso i nostri maestri ci coinvolgevano in coreografie di ballo anche piuttosto pretenziose. Si passava dalle rigorose danze medievali, a coppie e di gruppo, ai più liberi balli sui tormentoni pop del momento. Non mi è mai pesato, né mi ha mai annoiato provare a lungo e ripetutamente, che si trattasse di movimenti di danza, voci o azioni teatrali. Anzi, la replica di alcuni gesti alla ricerca di precisione creava ordine nella mia mente e contribuiva a rilassarmi, oltre che a divertirmi!

Ci esercitavamo tantissimo e proprio in quei momenti ho iniziato a capire quanto impegno e quanta pazienza siano necessari per arrivare ad un risultato.

Ho avuto poi una grande fortuna quando, all’inizio delle scuole elementari, ho incontrato il Maestro Marco. È stato il mio docente per le materie umanistiche nei primi due anni, ma era anche un ottimo musicista. Spesso portava in classe la sua viola e  durante gli intervalli, oltre la consueta pausa, ci intratteneva suonando una tastiera Casio che tutt’ora ho impressa nella mente. Fu allora che vidi per la prima volta quello che sarebbe diventato il mio strumento. La mia era una classe molto piccola, composta da soli cinque ragazzi. Seguivamo con molto interesse questi intervalli pieni di musica che col tempo capii essere delle vere e proprie esperienze di propedeutica musicale.

Vedevo Marco come una specie di “burattinaio del tempo”: con lui i minuti sembravano non passare mai. Riusciva infatti a trasformare ogni momento trascorso insieme in occasioni di divertente apprendimento. Dedicava il tempo canonico all’insegnamento delle materie scolastiche fin quando arrivavano le pause e liberava il suo lato artistico.

Ho impressi vividamente nella mia memoria questi intervalli a volte più lunghi delle lezioni scolastiche. Forse era vero o forse era solo una percezione alternativa del tempo che mi avvolgeva quando sentivo la musica e in cui avrei voluto rimanere rifugiato costantemente. Di fatto la mia vecchia scuola non aveva un campanello che scandiva le ore di lezione, dunque non scopriremo mai la verità.

Certo è che vedere la passione che quotidianamente guidava il Maestro Marco in ogni cosa facesse accese in me un sentimento di grande curiosità.

Complice una piccola tastiera che mio padre portò quasi intuitivamente in casa qualche tempo prima, decisi di addentrarmi nel mondo musicale non solo come ascoltatore e iniziai a prendere le prime lezioni di strumento.

Da qui in poi è iniziato il mio percorso: i primi anni di lezioni private, la preparazione per l’esame di ammissione al Conservatorio Vivaldi di Alessandria, il trasferimento al Conservatorio Paganini di Genova, dove mi sono diplomato, e infine il biennio accademico di II livello al Conservatorio Donizetti di Bergamo.

È un viaggio sicuramente tortuoso, fatto di alti e bassi, con tanti sacrifici e tante soddisfazioni. Non mancano mai però le piacevoli sorprese! Ho sempre custodito gelosamente quella curiosità che tutt’ora mi spinge a studiare, approfondire e scoprire nuovi mondi musicali.

Le persone che si incontrano durante un percorso di questo genere spesso amplificano questa voglia di crescere e io credo di aver avuto l’opportunità, durante i miei studi, di conoscerne molte: alcune sono state solo di passaggio, di altre conservo un bellissimo ricordo, mentre con altre ancora mantengo un ottimo rapporto di amicizia. La musica ha il potere di legare alcuni animi in modo particolare per cui, pur non vedendosi per un po’, il tempo sembra non essere mai passato!

Chissà…forse siamo tutti marionette mosse dai fili invisibili della Musica, l’unica vera burattinaia❤️

G

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